BUN Biblioteca Universitaria di Napoli

Vittorio Imbriani

Vittorio Imbriani. FotoVittorio Imbriani nacque a Napoli il 27 ottobre 1840 da Paolo Emilio e Carlotta Poerio. Giovanissimo dovette seguire il padre, costretto alla fuga dalla reazione borbonica del 1849, prima a Genova, poi a Nizza e infine a Torino, città nella quale si erano stabiliti molti esuli napoletani. Nel 1858 seguì le lezioni di letteratura italiana di Francesco De Sanctis al Politecnico di Zurigo e nel 1860 quelle di filosofia di L K. Michelet e di A. Trendelenburg a Berlino. Ritornato in Italia nel 1863, ottenne la libera docenza in letteratura tedesca presso l'Università di Napoli, dove nel 1866 tenne anche un corso di estetica. Nel 1878 sposò Luigia Rosnati, dal cui matrimonio nacquero due figli: Paolo Emilio e Carlotta.

Vittorio Imbriani è da annoverare tra le più poliedriche figure di studioso del secondo Ottocento. Oltre all'insegnamento si dedicò al giornalismo, alla critica, alla narrativa; ma soprattutto è noto come instancabile cultore di letteratura popolare. Attratto poco più che ventenne dalla poesia popolare, spese il resto della vita nello studio di quella che chiamò "demopsicologia" o letteratura comparata. La sua passione lo portò anche a raccogliere, setacciando i banchi dei venditori ambulanti ("muricciuolai o bancherozzai") di Napoli e della provincia, una mole considerevole di libretti a stampa e fogli volanti.

Tra le sue opere critiche figurano Le leggi dell'organismo poetico e della poesia popolare italiana (1866), uno dei primi frutti del suo interesse per la "demopsicologia", Giovanni Berchet ed il romanticismo italiano (1868), Il gran Basile. Studio critico e bibliografico (1875) e Appunti critici (1878). Tra le sue opere narrative ebbero un notevole successo le fiabe Mastr'Impicca (1874) e Le tre maruzze (1875) e il romanzo Dio ne scampi dagli Orsenigo (1876 e, in edizione definitiva, 1883). Morì a Napoli il 1° gennaio 1886.

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