BUN Biblioteca Universitaria di Napoli

Real Santa Casa dell’Annunziata

«Don Lè, tirà sto carro tutt’ e duiemme pare a mme ch’è cosa ‘mprattecabole, se duie 'spetalesimmo, mare nuie: tu sì la Nunziata, io l’Incurabbole» (N. Pagano, Le bbinte rotola de lo valanzone, Ruotolo XI, 217-220)  

Chiesa Annunziata. Facciata storicaLa citazione di Pagano sottolinea il forte legame tra la Real Casa Santa dell’Annunziata e la città. L’ istituzione nasce nel 1304 grazie ai nobili laici Nicolò e Jacopo Scondito per accogliere e assistere i neonati abbandonati. A merito dell’opera, la Chiesa le conferisce l’appellativo di “santa” e gli Angioini quello di “reale” quale segno di una politica assistenziale della corona e occasione di sviluppo urbanistico della città.

Dal 1343 la regina Sancia di Maiorca la arricchisce di un ospedale “pronto soccorso”, una chiesa e un conservatorio per le esposte. L'opera, ampliata nel 1433 per volontà di Giovanna II, raccoglie donazioni così cospicue da dare vita, nel 1577, al Banco dell'Ave Gratia Plena, futuro Banco di Napoli. Da sempre amministrata da un governo di laici, alcuni dei quali provenienti dalla chiesa di S. Eligio Maggiore o comunque dalla Compagnia dei bianchi della Misericordia, si è accresciuta nel tempo fino a diventare un’istituzione potente non soggetta alla giurisdizione della diocesi: accoglie migliaia di orfani dalla sua fondazione alla chiusura nel 1980, diventando anche uno scrigno d’arte bellissimo nel quale l’estetica si unisce a un’arte essenzialmente comunicativa dell’opera dell’istituzione. 

Chiesa Annunziata. internoGli orfani, chiamati “figli della Madonna”, sono abbandonati all’Annunziata attraverso una piccola ruota, posta in corrispondenza di un'apertura esterna all’edificio e costantemente sorvegliata dall’interno. Spesso gli adolescenti per l’innaturale postura capovolta con cui venivano introdotti, a mò di "muli capeteati", subivano danni permanenti: riuscire a passare attraverso la ruota illesi, perciò, era simbolicamente segno di una sorta di predestinazione. Una volta all’interno, gli orfani venivano lavati e battezzati e al loro collo veniva appesa una placchetta su cui erano incisi il numero di matricola e l’effigie della Madonna dei Repentiti, per i Napoletani “mamma chiatta”. La chiesa annessa conserva pochissimo del suo stile trecentesco. Le notizie per lo più testimoniano la nuova fabbrica della chiesa del XVI secolo, distrutta in parte  in un incendio nel 1757: sopravvissero solo la sacrestia, la cappella del tesoro e la Cappella Carafa di Morcone, luoghi notevoli di storia e arte. Alla fase di ristrutturazione successiva all’incendio appartiene il succorpo vanvitelliano, un suggestivo ambiente indipendente dalla chiesa superiore.

Chiesa Annunziata. Facciata storicaChiesa Annunziata. FacciataChiesa Annunziata. internoChiesa Annunziata. succorpo