BUN Biblioteca Universitaria di Napoli

Nunziante Pagano


batraPochissimi sono i dati noti intorno a questo personaggio. Proveniente da un’antica famiglia di «valenti intraprenditori e maestri dell’arte del fabbricare», Nunziante Pagano nacque nel 1681 (o 1683) e fu «cittadino» di Cava dei Tirreni, odierna provincia di Salerno, come risulta dal rinvenimento dovuto a Prota Giurleo di un atto notarile e dalla stessa fede di morte, nonchè da alcuni cenni inequivocabili presenti nei suoi scritti. Dopo gli studi della prima giovinezza a noi sconosciuti, sappiamo, come informa lo stesso autore, che frequentò i corsi di logica e metafisica presso il monastero di S. Tommaso a Napoli (Le bbinte rotola de lo valanzone), sede della Facoltà di filosofia e teologia, passando poi a più pratici e lucrosi studi di diritto che gli aprirono le porte della professione forense.

Dopo la morte della moglie si ritirò in un possedimento ai Calori, nella zona di Chiaiano, dove tra il 1746 e il 1749, si dedicò alla produzione letteraria. Morì a Napoli l’11 agosto 1756. Grazie alla reputazione di cui godette in ambito cittadino e all’esercizio forense che gli procurò un certo riconoscimento intellettuale, Pagano fu ammesso nell’Accademia del Portico della Stadera, con lo pseudonimo di Abuzio Arzura con cui si firmò nei frontespizi di tutte le sue opere. La sua prima opera, un’ampia illustrazione delle 20 regole di tale istituto, fu pubblicata a Napoli nel 1746 con il titolo Le bbinte rotola de lo valanzone, azzoè commiento ’ncopp’a le bbinte Nnorme de la Chiazza de lo Campejone.

Alla carica di sindaco dell’Accademia Pagano giunse nel 1747, in seguito alla pubblicazione della sua versione napoletana in tre libri della La Batracomiomachia d’Omero, azzoè la vattaglia ntra le rranonchie e li surece, un coraggioso rifacimento dell’opera originale, di cui si accentua il versante umoristico con soluzioni molto brillanti nella traduzione, mirando a mettere in evidenza le risorse peculiari del dialetto napoletano proprio in rapporto, e in concorrenza paritaria, con la lingua della grande tradizione letteraria. Al 1748 data invece il poemetto Mortella d’Orzolone, mentre l’anno seguente il dramma pastorale La Fenizia. Di un ulteriore poema sulle antichità di Cava, ora perduto, l’autore stesso fa menzione ne Le bbinte rotola e nella Mortella; ancora più vaghe sono le notizie di un poema su Le memorie di Napoli dalle origini al Settecento.