BUN Biblioteca Universitaria di Napoli

Nicola Corvo

Opera BuffaLe notizie su Nicola Corvo risultano poche e incerte. Di lui si ignorano infatti le date di nascita e morte. Vissuto nella prima metà del Settecento, come si ricava dai suoi manoscritti che lo danno vivente, ma già vecchio nel 1743, fu avvocato e presidente della Real Camera della Sommaria e «tenne casa in Torre del Greco al luogo detto il Carmine».

Dalle informazioni sulla sua attività letteraria emergono i tratti di una personalità vivace e arguta, di scrittore versatile e pronto a esperire nuove forme espressive. Amico dei più noti scrittori dialettali del suo tempo (Francesco Oliva, Nicolò Amenta, Nicolò Capasso, ecc.), fu una presenza di rilievo nel mondo letterario napoletano, sia per l’efficacia della sua vena polemica, sia per lo spirito innovatore con cui s'impegnò nei diversi generi letterari. La sua prima e più grande passione fu senza dubbio il teatro e forse bisogna ascrivere proprio a lui il merito di avere inaugurato e imposto a Napoli l’opera buffa a scapito dei drammi spagnoleschi, sempre che sia veritiera l’identificazione proposta da Benedetto Croce con il misterioso Agasippo Mercotellis. Nell’ottobre 1709, infatti fu rappresentata pubblicamente al Teatro dei Fiorentini il Patrò Calienno de la Costa del Mercotellis e nel 1714 giunsero, altre due commedie musicali, il Patrò Tonno d’Isca e Lo ‘mbruoglio de li nomme, messe in scena, nello stesso anno, sempre nel medesimo teatro: per la prima volta la scena si spostava a Napoli nelle vie e nei rioni più popolari della città, con l’impiego di personaggi, che sebbene vecchi di secoli, presentavano spirito, lingua e comportamento prettamente napoletani.

Animato da una forte e pungente vena polemica, con la collaborazione degli amici Francesco Antonio Tullio, Francesco Oliva e Tommaso Mariani, nel 1719 scrisse La Violeieda spartuta ‘ntra buffe e pernacchie pe chi se l’ha mmeretate, una raccolta di oltre cento sonetti gustosamente satirici contro il librettista napoletano Aniello Piscopo, che li aveva ingiustamente accusati di avergli indirizzato «non saccio quale satere», in seguito alla messa in scena della sua commedia Lo cecato fauzo. Vocazione polemica confermata certamente in misura e in modo diversi anche dal suo ultimo lavoro, la Storia de li remmure de Napole, rimasto inedito e pubblicato nel 1997.