BUN Biblioteca Universitaria di Napoli

Giovanni D'Antonio

ravisherScarsissime risultano le notizie biografiche su Giovanni D’Antonio, detto il Partenopeo. Parte della critica lo fa nascere, forse erroneamente, a Napoli nel 1700, senza precisarne tuttavia la data di morte. L’unico dato certo comunque è che visse a Napoli tra la fine del Seicento e la prima metà del Settecento dove svols l’attività di «tribunalista», professione molto diffusa durante il Viceregno e il Regno autonomo nella quale diversi furono i letterati che vi si dedicarono solamente per poter vivere, impiegati la maggior parte del loro tempo nell’esercizio delle lettere: faceva parte cioè di quella folta schiera di persone operanti nei tribunali del Regno e costituita da «magistrati, avvocati, procuratori, addetti agli uffici giudiziari».

Gli unici indizi certi sulla vita del D’Antonio sono forniti da alcuni passi delle sue stesse opere. È certo che fosse ancora in vita nel febbraio del 1720 come risulta da Lo Sciatamone ’mpetrato, dove scriveva: «Ne lo mese cchiù ccurto d’alfabeto de st’anno vesiesto 1720, mentre io a la casa copiava no formulario ch’aveva composto, ’ntese a bascio lo vico no straverio, no graciello, no chiasso, no monepolio».

Scrisse e stampò varie opere tutte in dialetto napoletano. Un giocoso ciclo epico composto di quattro «capricci eroici», così come definiti proprio dall’autore, Lo Mandracchio ’nnamorato, Lo Mandracchio asiliato, Lo Mandracchio repatriato, Lo Mandracchio alletterato, fu stampato una prima volta attorno al 1722. Accanto alle due farse, Scola cavaiola e Scola curialesca, l'unica prosa è costituita dallo Sciatamone ’mpetrato, che costituisce una narrazione eziologica. Compose infine una brevissima Parte de Pazzo, un cosiddetto scherzo, in cui accumula una quantità di titoli e attribuzioni iperboliche riferiti in prima persona. Tutti i suoi scritti dialettali sono compresi nella ristampa di Tutte le opere di Giovanni D'Antonio, nel volume XXIII della Collezione di tutti i poemi scritti in lingua napoletana dello stampatore Porcelli, datata al 1788. Una nuova edizione fu fatta successivamente dalla Stamperia Filantropica nel 1835.