BUN Biblioteca Universitaria di Napoli

Chiesa di Sant'Eligio Maggiore

«Curiosetà nce soì cchiù ch’a Ppozzulo ma te ne conto mo ste sette sulo… l’Arco e Sperone accanto a chillo sito» (G. D'Antonio, Lo Mandracchio alletterato, Canto Secunno, 29 1-3)

Chiesa di Sant'Eligio (particolare con orologio)La chiesa di Sant’Eligio Maggiore il più antico edificio di culto di epoca angioina ancora esistente, venne edificata nel 1270 per volere di Giovanni Dottun, Guglielmo di Borgogna e Giovanni de Lions, tre nobiluomini francesi legati alla corte di Carlo I d’Angiò. Sorta nella zona chiamata Campo Moricino, oggi piazza Mercato, "perché «attaccato» a mura divisorie della cinta muraria cittadina", fu dedicata ai santi Eligio, Dionisio e Martino. Molto cara ai sovrani sia angioini che aragonesi, alla chiesa ben presto fu annesso un ospedale, tant’è che nel corso del XVI secolo, per volontà del vicerè Don Pedro de Toledo, fu realizzato un educandato femminile, definito poi, Conservatorio per le vergini, in cui le giovani fanciulle erano avviate all’attività infermieristiche da svolgere nel vicino ospedale. Durante il Decennio francese la struttura fu trasformata in caserma, fino al 1815, quando tornò alla sua originale funzione.

All’ingresso della chiesa, ad accoglierci, troviamo un portale strombato, abbellito da motivi naturistici tipici del gotico francese; l’interno, dall’aspetto austero e spoglio, con una muratura in tufo giallo e piperno grigio, è caratterizzato da una pianta con tre navate, su cui si aprono cappelle laterali e un abside poligonale. Nel corso degli anni è stato oggetto di numerosi restauri di cui l’ultimo nel secolo scorso, in seguito ai gravi danni subito nel corso dei bombardamenti del 1943, che hanno ripristinato l’aspetto originario di tradizione gotica. 

Chiesa di Sant'Eligio (dipinto d'epoca)

Esternamente si fa notare un arco quattrocentesco a due piani che unisce il campanile con un edificio adiacente alla chiesa; un semplice arco, con orologio al centro, ma denso di storia e leggenda; si dice, infatti, che in una piccola stanza al secondo piano venissero ospitati i condannati a morte prima di essere giustiziati. Ai lati dell’orologio in basso,invece, sono scolpite due piccole teste di un uomo e di una donna, che, secondo una leggenda cinquecentesca tramandata anche da Benedetto Croce, raffigurano Antonello Caracciolo e Irene Malerbi, di cui il duca si era follemente invaghito, ma non essendo corrisposto, fece arrestare il padre, chiedendole così la sua mano in cambio della liberazione del padre. La famiglia non volle sottostare al vile ricatto e si rivolse al re Ferdinando d’Aragona che ordinò al duca di sposare la fanciulla con tanto di ricca dote, per poi condannarlo a morte e farlo decapitare nella vicina piazza Mercato. Un'altra curiosa storiella si lega invece alle lancette dell’orologio, rimaste ferme alle ore 15:00 del 28 marzo 1943, quando nel porto di Napoli venne fatta saltare in aria la nave Caterina Costa; lo scoppio fu così devastante che una lamiera raggiunse l’orologio fermandone gli ingranaggi, rimessi in moto solo molti anni più tardi, nel 1993, quando fu restaurato,

Chiesa di Sant'EligioChiesa di Sant'Eligio (particolare con orologio)Chiesa di Sant'Eligio (dipinto d'epoca)Chiesa di Sant'Eligio (foto d'epoca)