BUN Biblioteca Universitaria di Napoli

Complesso monumentale

Casa del Salvatore: storia e situazione attuale

Il complesso architettonico nel quale si trova la Biblioteca Universitaria si chiama Casa del Salvatore noto per lo più come ex collegio massimo dei Gesuiti. Esso è formato da due corpi di fabbrica articolati intorno a due cortili: il Cortile del Salvatore e il Cortile monumentale (noto anche come Cortile delle Statue), separati dalla chiesa del Gesù Vecchio.
Il complesso fu sede del Collegio della Compagnia del Gesù a partire dalla metà del XVI secolo. Nel 1554, infatti, i padri gesuiti acquistarono il quattrocentesco palazzo di Gian Tommaso Carafa e nel 1557 avviarono la costruzione delle scuole e di una chiesa, sotto la guida prima di Polidoro Cafaro e, successivamente, dell'architetto gesuita Giovanni Tristano, sostituito da un suo allievo, anch’egli gesuita, Giovanni De Rosis. Nel 1558 furono acquisite la casa di Giovanna Cominata e, dopo lunghe trattative, la contigua diaconia, di epoca paleocristiana, intitolata ai Santi Giovanni e Paolo, distrutta nel 1566 per costruirvi il presbiterio e la sacrestia della chiesa cinquecentesca, a sua volta parzialmente demolita durante i successivi lavori di trasformazione.
In seguito all’acquisizione nel 1571 del palazzo di Andrea d’Evoli, fu edificato, tra il 1572 e il 1578, il chiostro cinquecentesco del De Rosis, oggi inglobato nelle strutture seicentesche. L’attuale Chiostro Monumentale fu iniziato nel 1605 e completato nel 1653, su disegno dell'architetto gesuita Giuseppe Valeriano, poiché De Rosis era stato richiamato a Roma per la costruzione del Collegio Romano.
Al contempo, si decise di costruire nel lato sinistro del Cortile un’altra chiesa, simmetrica all’aula magna che sarebbe sorta sulla parte destra. La nuova struttura, poi denominata Chiesa del Gesù Vecchio, fu in gran parte realizzata tra il 1614 e il 1624 su progetto del gesuita Pietro Provedi, che stava portando a termine anche il chiostro, e completata dal padre Agazio Stoia. La Chiesa fu consacrata nel 1632.
Agli ingenti costi contribuirono, oltre ai fedeli con le loro oblazioni, anche due nobili famiglie, i Carafa e i Da Ponte.

Successivi interventi di restauro furono fatti tra il 1630 e il 1654 da Cosimo Fanzago, e tra il 1671 e il 1688 da Giovan Domenico Vinaccia e Dionisio Lazzari.
Espulsi i Gesuiti dal Regno di Napoli nel 1767, Ferdinando IV di Borbone varò un piano di riforma per le scuole di Stato da sostituire a quelle gesuitiche. Nel 1768 il Collegio fu ribattezzato Casa del Salvatore e in essa fu istituito il Real Convitto del Salvatore (1770) con dodici cattedre di insegnamento e quattro ore di lezioni giornaliere distribuite tra mattina e pomeriggio.
Nel 1777, si decise che l’Università, alloggiata fino a quel momento nel Palazzo degli Studi - oggi sede del Museo Archeologico Nazionale - si trasferisse presso la sede della Real Casa del Salvatore. Poiché molti insegnamenti erano comuni a entrambe le istituzioni, mentre altri mancavano del tutto, si decise di formare un corpo unico che coprisse l’intero arco della formazione scolastica dei giovani, dalle basi fino alle “facoltà ed alle Scienze più sublimi”. Nell’edificio del Salvatore fu ospitato, dal 1787 al 1805, l’altro Reale Collegio detto “Ferdinandiano”, precedentemente sito nella Casa della Nunziatella e destinato all’educazione dei giovani di famiglia nobile che avrebbero servito il principe, avrebbero occupato impieghi politici oppure avrebbero governato i loro feudi.
A causa degli eventi legati alla rivoluzione napoletana del 1799 il Collegio del Salvatore interruppe la sua attività e gli alunni furono mandati presso le loro case. In seguito al saccheggio del 15 giugno, durante il quale fu portato via anche l’archivio del Convitto, il Salvatore venne definitivamente chiuso e destinato in parte a ospedale per le truppe russe. Il 7 gennaio 1805 il Collegio riaprì, affidato nuovamente ai Gesuiti che nel 1804 erano stati richiamati nel Regno da Ferdinando IV e reintegrati nel possesso dei loro beni.
Nel 1812, il Collegio del Salvatore fu elevato al rango di Liceo. Dopo la Restaurazione, gli Statuti dei Reali Licei del Regno di Napoli - approvati con decreto del 14 febbraio 1816 - riorganizzarono le cattedre di collegi e licei, che da dodici passarono a sedici, metà delle quali di avviamento professionale.
La vita istituzionale del Liceo del Salvatore ebbe termine nel 1860 quando con decreto del 25 ottobre fu definitivamente chiuso per decisione del pro-dittatore Giorgio Pallavicini.


Meridiane

Molto probabilmente risale alla seconda metà del Settecento – ma non si sa se prima o dopo l’espulsione dei Gesuiti – il complesso di meridiane presente sulla facciata ovest del secondo piano del Cortile delle Statue al di sotto dell’orologio. Tra gli interspazi delle finestre, guardando la parete da sinistra verso destra si susseguono quattro meridiane, rispettivamente a ore italiche, a ore astronomiche, a ore stagionali e a ore babilonesi. I quadranti non conservano decorazioni, forse andate perdute in seguito a successivi restauri. Sulla parete opposta doveva esserci un altro complesso di meridiane, di cui restano soltanto gli gnomoni, come documentano le tracce, ora del tutto scomparse, ma ancora visibili in fotografie degli anni Trenta del Novecento. Circa un ventennio fa è stata avanzata l’ipotesi che l’autore fosse Rocco Bovi (Scilla, 1734-1831) che insegnò trigonometria nel Collegio del Salvatore e progettò a Napoli diverse linee di meridiane e orologi solari.



Loggiato Monumentale: i busti.

Nell’ordine superiore del Chiostro Monumentale, dove ha sede la Biblioteca Universitaria, sono collocati, in apposite nicchie aperte nelle pareti perimetrali, 22 busti, che, a differenza di quelli del pian terreno, che ritraevano solo esponenti illustri del campo delle scienze e delle lettere, ritraggono anche personaggi che si erano distinti per il loro coraggio o per altre virtù civili: Eleonora Pimenetel Fonseca, l’unica donna, Francesco Caracciolo, Tommaso Campanella, Domenico Cirillo, Giambattista Della Porta, Angelo Di Costanzo, Pasquale Galluppi, Guglielmo Gasparrini, Antonio Genovesi, Pietro Giannone, Gian Vincenzo Gravina, Paolo Emilio Imbriani, Gabriele Mentonè, Orazio Massa, Alessio Simmaco Mazzocchi, Macedonio Melloni, Nicola Nicolini, Mario Pagano, Basilio Puoti, Jacopo Sannazaro, Arcangelo Scacchi, Bernardino Telesio.
Alcuni di essi sono molto noti, come la poetessa e giornalista Pimentel Fonseca e il medico-filosofo Cirillo, divenuti personaggi de Il resto di niente di Enzo Striano, che resta il principale e più bel romanzo sulla Rivoluzione napoletana.


Resti archeologici relativi alla chiesa e al cortile cinquecenteschi

Durante i recenti lavori di ristrutturazione e restauro dei locali della Biblioteca Universitaria, sono stati rinvenuti dei resti archeologici oggetto di indagini e recupero delle strutture antiche.
All’interno dei magazzini della Biblioteca, denominati Torre Libraria, a livello del cortile delle statue, sono visibili le basi sulle quali verosimilmente poggiavano i pilastri della navata principale della chiesa iniziata da Polidoro Cafaro nel 1557 che aveva la facciata verso l’attuale slargo del Gesù Vecchio. E’ visibile anche una piccola porzione dell’antico pavimento cinquecentesco della chiesa.
L’accesso avveniva, probabilmente, attraverso l’arco di piperno conservato nell’attuale ufficio prestito della biblioteca rinvenuto al di sotto dell’intonaco che si presentava in pessime condizioni
Nel 2008 furono effettuate dalla Soprintendenza Archeologica di Napoli dei carotaggi (prelevamento di campioni, detti carote, in profondità nel sottosuolo) che hanno rivelato la presenza di strutture, oltre che di età basso medievale e moderna, anche di epoca romana e in alcuni punti addirittura paleosuoli e strati vulcanici dall’età del bronzo fino all’età eneolitica/paleolitica.
Altri resti sono visibili sul loggiato, sotto al busto di M. Melloni, e nel vano scale della Torre Libraria. Per rendere fruibile il monumento si è proceduto ad una variante del progetto iniziale, con il consolidamento e restauro del portale, la riapertura di buona parte del vano sottostante il portale stesso e un arretramento del soppalco di legno per non ostruirne la vista.
Nel vano dell’attuale "Punto pausa" sono stati rinvenuti 5 gradoni di piperno, di notevole interesse, che originariamente portavano a una quota inferiore. Potrebbe trattarsi dei resti dell’antica scala, che conduceva al primo piano dell’edificio, abbattuta nel 1941 e sostituita dall’attuale scalone in marmo bianco con balaustra in legno ed ascensore.